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Giocare a scacchi è come educare i figli, un esercizio di infinite possibilità della mente che chiama in causa abilità apprese durante tutta la vita: concentrazione, pensiero critico, ragionamento astratto, problem solving, riconoscimento dei pattern, pianificazione strategica per citarne alcuni. Ci vuole un’attenzione profonda ed elastica allo stesso tempo perché le situazioni cambiano costantemente così come la posizione dei pezzi sulla scacchiera.

Ogni parola e ogni mossa trasformano la partita in modo decisivo e sottovalutarle rappresenta, nel migliore dei casi, la perdita di un’opportunità.

Anche con il mio primogenito di 7 anni nessuna mossa è meno importante delle altre, nessuna parola è trascurabile. Introverso con chi non conosce ed espansivo in famiglia, è sempre alla ricerca del di più, del what’s next. Non è mai sazio, perennemente in cerca di apprendimento ed oltremodo esigente nel richiedere attenzioni.

Con lui adottare un approccio univoco e assoluto può condurre alla sua più grande esaltazione o al disengagement più totale, a seconda della giornata e degli eventi. E’ più funzionale invece ragionare in termini di obiettivi, rischi e opportunità.

Negli scacchi, come in altre attività della vita, un approccio difensivo può portare rapidamente alla sconfitta quanto un approccio offensivo. Allo stesso modo, la velocità suggerisce mosse talvolta azzardate mentre l’eccessiva lentezza rischia di far perdere il momentum in cui l’avversario sarebbe invece da incalzare.

La sapiente combinazione tra attacco e difesa, velocità e lentezza – a seconda del momento e della situazione del giocatore che siede dal lato opposto – può non condurre necessariamente alla vittoria ma, di certo, rende la  partita più equilibrata.

Esattamente come nel gioco degli scacchi, l’interazione ottimale con la mente delle persone beneficia del bilanciamento fra momenti di attacco e di difesa, momenti in cui la velocità premia ed altri in cui la pazienza dell’attesa è l’atteggiamento migliore per mantenere l’engagement dell’altro. E le emozioni, in questo, giocano un ruolo centrale.

Non sto parlando di manipolazione ma piuttosto di giungere a quel preciso momento in cui entrambi i giocatori sono sul medesimo piano, intenzionalmente presenti. Uno dei due “vincerà”, non per demeriti altrui né tantomeno per incoerenza di comportamenti, semplicemente perché è stato un miglior giocatore. Esaltando le qualità di entrambi nell’interazione del gioco, il vincitore si guadagnerà la partita perché i fatti, le ragioni e le situazioni lo dimostreranno.

Sulla scacchiera si svolgono combattimenti talvolta anche duri, la vittoria di uno implica la sconfitta dell’altro. Nella vita, contrariamente a quanto accade nel gioco, lo scacco matto non sancisce la fine ma determina una svolta che conduce al cambiamento e all’inizio di una nuova partita, ancora più ricca di mosse e di novità.

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English version below

Playing chess is like educating children, an exercise of infinite possibilities of the mind that involves skills learned throughout life: concentration, critical thinking, abstract reasoning, problem-solving, pattern recognition, strategic planning, to name a few. It takes a deep and elastic attention at the same time because the situations change constantly as well as the position of the pieces on the board.

Every word and every move transform the game in a decisive way and underestimating them represents, at best, the loss of an opportunity.

Even with my 7-year-old first child, no move is less important than the others, no word is negligible. Introverted with those unfamiliar and expansive in the family, he is always looking for more, for what’s next. He is never satisfied, perpetually looking for learning and extremely demanding in requiring attention. With him, adopting a unique and absolute approach can lead to his greatest exaltation or total disengagement, depending on the day and the events. Rather, it is more functional to think in terms of objectives, risks, and opportunities.

In chess, as in other life activities, a defensive approach can quickly lead to defeat as an offensive one. Likewise, speed suggests moves that are sometimes risky, while excessive slowness threatens to lose the momentum in which the opponent would be pressed instead.

The clever combination of attack and defense, speed and slowness – depending on the moment and the situation of the player sitting on the opposite side – may not necessarily lead to victory but, of course, makes the game more balanced.

Exactly like in the game of chess, the optimal interaction with people’s minds benefits from the balance between moments of attack and defense, moments in which speed rewards and others in which the patience of waiting is the best attitude to maintain engagement of the other. And emotions, in this, play a central role.

I’m not talking about manipulation but rather about reaching that precise moment when both players are on the same level, intentionally present. One of the two will win, not by demerits of the other nor by inconsistency in behavior, simply because he was a better player. By enhancing the qualities of both in the interaction of the game, the winner will earn the game because the facts, reasons, and situations will prove it.

On the chessboard hard fights take place, the victory of one implies the defeat of the other. In life, contrary to what happens in the game, checkmate does not sanction the end but determines a turning point that leads to change and the beginning of a new game, even richer in moves and novelties.

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