Don’t be a prisoner of your strategy

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“Follia è fare sempre la stessa cosa ed aspettarsi risultati diversi”, una delle più famose citazioni attribuite ad Albert Einstein che mi capita spesso di leggere sul web o scorrendo le pagine dei social. Mi soffermo fugacemente e, con un Like, mi convinco che la prossima volta non cadrò nel tranello di rifare sempre le stesse cose, di comportarmi ancora allo stesso modo.

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Allora mi chiedo: cosa spinge un professionista che è abituato a raggiungere i suoi obiettivi, a rimanere intrappolato nella sua “strategia” comportamentale pur sapendo che, qualche volta, proprio quei comportamenti sono controproducenti?

La vera spinta interiore deriva spesso dal bisogno di soddisfare il nostro ego, di dimostrare a noi stessi di aver scelto il comportamento giusto, il migliore per noi perché magari ha già funzionato in passato in situazioni simili oppure perché ci risulta facile e spontaneo metterlo in pratica.

Un atteggiamento come questo può essere comodo. Ma sul lungo termine funziona davvero? E a che costo?

Ciò che è davvero importante è il modo in cui realizziamo le nostre intenzioni. Spesso sappiamo che la decisione presa è quella giusta ma poi scopriamo che il modo in cui agiamo per svilupparla sfocia in risultati diversi da quelli che ci aspettavamo.

Come non ripetere allora schemi e comportamenti che finiscono con il portarci a risultati indesiderati?

Proviamo a domandarci se il nostro comportamento è dettato solo dal bisogno di dimostrare a noi stessi (e agli altri) quanto siamo bravi o se è spinto, invece, dall’intenzione di ingaggiare concretamente il nostro team, di incoraggiare partecipazione e responsabilità nei nostri collaboratori, in modo che essi si sentano motivati e coinvolti nell’agire verso un obiettivo comune e un risultato vincente per tutti.

Se la risposta è la prima, il nostro ego potrebbe condurci in una direzione indesiderata. Nel secondo caso, invece, risulterà naturale chiedere supporto agli altri, aprire uno spazio di confronto per cercare la soluzione migliore che, proprio in virtù del contributo di altri, ci porterà a fare cose sempre diverse.

Dopotutto, se non otteniamo il risultato voluto forse non abbiamo considerato tutte le opzioni possibili.

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“Insanity is doing the same thing over and over again and expecting different results”, one of the most famous quotes attributed to Albert Einstein that I often read on the web while scrolling through social media pages. I fleetingly flee and, with a Like, I am convinced that the next time I will not fall into the trap of always doing the same things again, to behave in the same way again.

So I wonder: what drives a professional who is used to achieving goals, to fail sometimes by repeating himself in his behavioral “strategy”?

The real inner drive often comes from the need to satisfy our ego, to prove to ourselves that we have chosen the right behavior, the best for us because maybe it has already worked in the past in similar situations or because it is easy and spontaneous to put it into practice.

An attitude like this can be comfortable but does it really work in the long run? And at what cost?

What is really important is the way we realize our intentions. We often know what the right decision is, however the way we act to implement the decision may achieve different results than we expected.

How can we avoid repeating patterns and behaviors that end up bringing us to undesirable results?

We should ask ourselves if our behavior is dictated only by the need to show (to ourselves or to others) how “good” we are or, instead, if it is pushed by the intention to concretely engage our team, to encourage participation and responsibility in our collaborators, so that they feel motivated and involved in acting towards a common goal and a winning result for everyone.

If the answer is the first, our ego could lead us in an unwanted direction. In the second case, on the other hand, it will be natural to ask others for support, open a space for comparison to find the best solution that, precisely by virtue of the contribution of others, will lead us to do always different things.

After all, if we do not get the desired result, we may have not considered all the possible options.

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Feedback to the leader # 3

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Una prestigiosa esperienza nel settore alberghiero, forte determinazione ed eleganza contraddistinguono questa donna manager di una nota struttura ricettiva alle porte di Milano. Ho parlato con lei di come si relaziona con il boss e ho scoperto quando il rispetto e i metodi gentili funzionano.

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Come definiresti la relazione con il tuo capo?
Inizialmente è stato un rapporto difficile. Quando è arrivato era molto giovane, poco esperto e poco interessato alle dinamiche del nuovo lavoro. Da parte mia c’era scarsa ammirazione proprio per questo motivo. Oggi il rapporto è ottimo. Lui è maturato, è molto presente ed interessato, l’ho completamente rivalutato.

Come fai a dire al tuo capo che desideri dargli un feedback? Che tipo di linguaggio usi?
Lavorando in un ambiente molto piccolo ed avendo sempre la possibilità di essere a contatto con lui, quando desidero dargli un feedback chiedo semplicemente di potergli parlare. Se riesco, la comunicazione avviene verbalmente altrimenti invio una mail o un messaggio chiedendo un colloquio. Esprimo sempre le mie opinioni in maniera più semplice e diretta possibile senza mai però essere presuntuosa e cercando sempre di non prevaricare il suo ruolo.

Quanto sai essere onesta ed oggettiva nel dare il tuo feedback?
L’onestà per me viene prima di tutto. Nel lavoro come nella vita privata. Ci sono casi in cui è più complicato esserlo ma, facendo a volte giri un po’ più larghi, cerco sempre di arrivare al punto.

Come reagisci di fronte ad un’eventuale reazione negativa da parte del tuo capo?
Ognuno di noi è libero di esprimere il proprio pensiero, l’importante è non mancare mai di rispetto a nessuno. Pertanto se il suo disappunto rimane educato e corretto, ascolto le sue motivazioni e cerco di comprendere il suo punto di vista provando con molta tranquillità a fargli capire anche il mio, altrimenti mi tiro momentaneamente indietro. Non insisto perché penso che non sia possibile parlare con chi non desidera ascoltare.

Cosa fai quando non sei sicura che voglia ricevere un riscontro su un tema particolarmente sensibile per te?
Ho molta pazienza e uso metodi gentili per trovare il modo di farmi quantomeno ascoltare.

Che strategia utilizzi per ottenere dei comportamenti migliori da parte sua?Nessuna strategia in particolare. Mi adeguo ai suoi comportamenti. Nel senso che se ha voglia di scherzare, scherzo. Se vuole stare sulle sue, io sto sulle mie. Mantengo sempre un sorriso e un atteggiamento gentile che spesso lo porta a smussare alcuni atteggiamenti rigidi o nervosi. 

Cosa apprezzi del suo stile di leadership?
E’ una persona molto seria e sincera ed ha uno stile impeccabile. Sa essere molto gentile ma all’occorrenza anche forte e deciso.

Qual è la cosa che preferisci del tuo capo?
La sua capacità di non perdere mai la lucidità anche in situazioni particolarmente stressanti e confuse.

Hai imparato di più dai suoi pregi o dai suoi difetti?
Sono convinta che si impari sempre dalle altre persone. Spesso convivendo con i difetti di chi ci sta vicino riusciamo a mettere alla prova lati del nostro carattere che normalmente non potremmo conoscere.

Cosa cambieresti?
Credo che non cambierei nulla, siamo tutti diversi e dobbiamo accettarci per quello che siamo. Il giorno in cui non dovesse andarmi proprio più bene credo che cercherei un nuovo posto di lavoro.

Come ti ha supportato nella tua crescita professionale?
Dandomi massima fiducia e possibilità di azione, lasciandomi libera di operare autonomamente.

Pensi di fare del tuo meglio per costruire una relazione bilanciata con il tuo capo?
Ritengo proprio di sì. Cerco sempre di migliorare le mie relazioni con chi mi sta vicino. Sono sicura che in primis il tempo aiuti e che, mettendosi qualche volta in discussione da entrambe le parti, si possano trovare sempre più punti d’incontro.

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A prestigious experience in the hospitality business, strong determination, and innate elegance distinguish this woman manager of a well-known accommodation facility just outside Milan. I talked to her about how she relates to the boss and I discovered when respect and gentle manners work.

How would you define the relationship with your boss?
Initially, it was a difficult relationship. When he arrived he was very young, not very experienced and not interested in the dynamics of the new job. For my part, there was little admiration for this reason. Today the relationship is excellent. He grew up into the role, he is very present and interested, I completely re-evaluated him.

How do you tell your boss that you want to give him feedback? What kind of language do you use?
Working in a very small environment and always having the opportunity to be in contact with him, when I want to give him feedback I simply ask the chance to talk to him. If I can, the communication takes place verbally otherwise I send an email or a message asking for an interview. I always express my opinions in the simplest and most direct way possible without ever being presumptuous and always trying not to override his role.

How much can you be honest and objective in giving your feedback?
Honesty comes first to me, at work as in private life. There are cases in which it is more complicated to be honest but, sometimes taking a bit of latitude in the talk, I try to get to the point.

What do you do in front of a negative reaction from your boss?
Each of us is free to express our thoughts, the important thing is to never disrespect anyone. Therefore, if his disappointment remains polite and correct, I listen to his motivations and try to understand his point of view, trying respectfully to make him understand mine, otherwise, I pull back momentarily. I do not insist because I think it is not possible to talk to those who do not want to listen.

What do you do when you’re not sure if he wants to receive feedback on a subject that is particularly sensitive to you?
I have a lot of patience and I use kind methods to find a way to at least have him listen to me.

What strategy do you use to get better behaviors on his part?
No particular strategy. I adapt to his behavior. If he wants to joke, I participate in the fun. If he wants to stay on his own, I don’t show around. I always keep a smile and a polite attitude that often leads him to blunt some rigid or nervous attitudes.

What do you appreciate about his leadership style?
He is a very serious and sincere person and has an impeccable style. He knows how to be very kind but also strong and decisive if necessary.

What’s your favorite thing about your boss?
His ability to never lose clarity even in particularly stressful and confusing situations.

Have you learned more about his strengths or weaknesses?
I am convinced that you always learn from other people. Often living with the defects of those close to us we can test sides of our character that normally we could not know.

What would you change?
I think I would not change anything, we are all different and we have to accept ourselves for what we are. The day when I won’t stand my job environment, I think I would look for a new job.

How did he support yourself in your professional growth?
Giving me maximum trust and possibility of action, leaving me free to operate independently.

Do you think you are doing your best to build a balanced relationship with your boss?
I really think so. I always try to improve my relationships with those around me. I am sure that time is the first thing to help and that, by questioning each other, more and more meeting points can be found.

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No man’s land

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La domenica mattina era resa speciale da Rino Tommasi che, in televisione, commentava la partita di tennis più bella della settimana. La mia passione per il tennis era agli inizi, ma lui riusciva ad intrattenermi con i suoi commenti sugli scambi più avvincenti.

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Ad anni di distanza mi è rimasto un concetto chiaro, un’idea che ricordo bene ogni volta che riprovo a giocare a tennis, cosi come ogni volta che si parla di competitor e di strategie di mercato: mai fermarsi nella terra di nessuno.

Rino Tommasi definiva “la terra di nessuno” quello spazio di campo prossimo alla linea del servizio. Le traiettorie delle racchettate divenivano imprendibili quando il giocatore vi faceva rimbalzare la pallina, mettendo in seria difficoltà l’avversario che si trovava in quella zona. Il tennista che si fermava o che veniva colto in quell’area non si trovava né a rete né a fondo campo, e la sua strategia di gioco diveniva incerta. Se nel tennis chi predilige un gioco “a rete” è colui che attacca e chi preferisce un gioco “a fondo campo” è colui che difende, chi rimane nella “terra di nessuno” ha una strategia di gioco indefinita che può risultare fragile.

Analogamente, una qualsiasi organizzazione osteggiata da un competitor può scegliere di rispondere, attaccando a sua volta, oppure può privilegiare azioni più conservative difendendosi. Non è detto che le azioni portino al successo, come non è detto che chi attacca o chi si difende nel tennis farà punto. Ciò che è certo è che vi sarà almeno l’opportunità di giocare per il punto.

Un competitor che passa all’azione produce sempre, in un qualche modo, un cambiamento nelle dimensioni e nelle dinamiche del mercato. Come conseguenza l’organizzazione può ritrovarsi in una zona fragile di mercato, in una nuova area del campo in cui la strategia di gioco usata fino a quel momento rischia di non funzionare più. La scelta di restare immobile non porterà alcuna possibilità di realizzare un punto, rendendo l’organizzazione potenzialmente più insicura, in altri termini posizionandola nella “terra di nessuno”.

Difesa o attacco, non solo nella strategia di impresa. Quale scelta siamo disposti a compiere di fronte ai casi che la vita ci riserva nel nostro quotidiano?

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My Sunday morning was made special by Rino Tommasi who, on television, commented on the most beautiful tennis match of the week. My passion for tennis was at the beginning, but he managed to entertain me with his comments on the most exciting exchanges.

Years later I had a clear concept that I remember well every time I try to play tennis, like every time it happens to talk about competitors and market strategies: never stay in no man’s land.

Rino Tommasi called “the no man’s land” that field space close to the service line. The trajectory of the balls became impregnable when the player made the ball bounce thereabout, putting in serious difficulty the opponent who was in that area. The tennis player who stopped or was caught in that area could not be found at the net or at the end of the court, and its game strategy became uncertain. If the tennis player who prefers to play“at the net” is the one who attacks, and the player who prefers a game “at the bottom of the court” is the one who defends, instead those remaining in “no man’s land” have an indefinite strategy of play that can be fragile.

Similarly, an organization opposed by a competitor may choose to respond, attacking in turn, or may favor more conservative actions by defending itself. It is not certain that actions will lead to success, nor that those who attack or those who defend themselves in tennis will certainly score the point. What is certain is that there will at least be an opportunity to play to the point.

A competitor who passes to action always produces, in some way, a change in the dimensions and dynamics of the market. As a consequence, the organization can find itself in a fragile market area, in a new area of the field in which the gaming strategy used up to that moment runs the risk of not working anymore. The choice to remain immobile will not bring any possibility of realizing a point, making the organization potentially more insecure, in other words, would place it in the “no man’s land”.

Defense or attack, not only in the business strategy. What choice are we willing to do to face the cases that life reserves in our daily life?

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Businesswoman, wife, ​and mother

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C’era una volta una giovane donna che ha avuto un’intuizione. Da quell’idea geniale è nata un’App di successo che oggi è una realtà ben radicata e in piena evoluzione. Intervista a Sara Piccinini, moglie di Federico Peluso e founder di Soccerpass, il social network dei calciatori professionisti.

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Di seguito l’abstract:

Qual è la tua personale definizione di leadership?
Una persona estremamente credibile, dalla grande capacità comunicativa e che produce effetti attraverso le sue azioni.

Cosa pensi del tanto discusso rapporto tra femminilità e leadership nel mondo del business?
La donna ha per sua natura un grandissimo potere di scalare ogni area e settore del business. D’altronde organizzare la famiglia significa oppure no rispondere alle esigenze di una piccola azienda? Scherzi a parte, penso che le donne abbiano nel loro DNA una grande dote di organizzazione del lavoro e di problem solving. Questo aiuta molto nel percorso lavorativo.

Che cosa impedisce alle donne, ancora oggi, di salire ai vertici aziendali, di superare il “soffitto di vetro” e gli ostacoli che arrestano l’evoluzione della loro carriera?
La donna deve solamente rompere vecchi stereotipi. Sia quelli che ha di sè stessa sia quelli che gli altri hanno di lei.

Perché in Italia, così come in altri paesi europei, sono state emanate leggi per equilibrare la presenza di donne e di uomini alla guida delle aziende?
Per scardinare questo atteggiamento, ormai obsoleto, che limita la crescita del nostro Paese. Ammiro la presenza di modelli femminili forti per esempio nella politica internazionale. Donne che si sono affermate con ruoli diversi come il primo ministro tedesco o la ex first lady americana, e che possono essere da esempio per molte altre donne anche in Italia.

“Date alle donne occasioni adeguate ed esse potranno fare tutto” – diceva Oscar Wilde, cosa ne pensi?
Sono perfettamente d’accordo. Conosco donne molto determinate che sanno unire alla determinazione anche forti capacità di ascolto e di collaborazione. L’uomo è più plagiabile, forse ha maggiori capacità di fare gruppo mentre noi siamo più competitive nei confronti delle altre donne ma alla fine risultiamo più produttive e sappiamo correre anche da sole.

Imprenditrice, madre e moglie. Come riesci a far convivere questi ruoli?Strutturo il tempo rispondendo alle esigenze di tutti: del lavoro, del marito e dei figli. Occorre molta organizzazione, coadiuvata dall’aiuto della tecnologia. Penso a quei piccoli stratagemmi che mi aiutano ad organizzare meglio la mia giornata come la possibilità di ricevere la spesa direttamente a casa e l’uso del robot aspirapolvere (sorride, ndr).

Qual è la stata la sfida più grande che hai affrontato nell’affermare la tua società?
Lo scoglio economico. Purtroppo le start up in Italia non sono adeguatamente valutate e prese in considerazione. Pochissimi aiuti, quasi irraggiungibili. Sistemi burocratici molto arretrati e confusionari, accessibilità online difficoltosa, bandi europei e regionali poco pubblicizzati. Diciamo che vivere in un Paese che non crede nelle idee non aiuta molto.

La scelta più azzeccata che hai fatto?
Raccontare a mio marito (Federico Peluso, ndr) del progetto che avevo in mente.

C’è qualcosa che non vorresti più rivivere nel tuo ruolo di leader?
E’ importante per me il sostegno degli altri. Trovare qualcuno che crede nelle nostre intuizioni ci rende più forti. Niente è facile, ci può capitare di trovare tante persone favolose e tante altre no. Un episodio che mi ha moralmente distrutta è stato il comportamento sleale di una mia ex collaboratrice perché in quel caso vi era un forte legame affettivo. Se non fosse stato per quest’ultimo aspetto anche quell’episodio sarebbe stato semplicemente una delle tante questioni da risolvere.

In base a quali criteri selezioni il team di persone con cui lavori?
Professionalità e voglia di fare. Credo che in Italia le persone si siano convinte che il lavoro non c’è e quindi siano sfiduciate in partenza. Di sicuro non è facile ma quando si ha voglia di fare nascono le idee.

Cosa rende unica la tua azienda?
L’innovazione. Nel calcio non esiste un social network dedicato, un prodotto di questo genere.

Dove vuoi portare Soccerpass? Qual è l’evoluzione strategica?
Svilupparci all’estero e nello stesso tempo sviluppare il settore eventi per dare maggiore tangibilità alla piattaforma digitale e promuovere situazioni di incontro tra aziende, consumatori e media. Un bel progetto per il 2018. Vedremo come andranno le cose!

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Once upon a time, there was a young woman who had an intuition. From that brilliant idea was born a successful App that today is a deeply rooted reality and in full evolution. Interview with Sara Piccinini, wife of Federico Peluso and founder of Soccerpass, the social network of professional football players.

Below is the abstract:

What is your personal definition of leadership?
An extremely credible person, with a great communication skills and who produces effects through his actions.

What do you think of the much-discussed relationship between women and leadership in the business world?
By nature, women have a great power to scale every area and business sector. On the other hand, organizing the family doesn’t it mean responding to needs of a small company? Seriously, I think women have a great talent for work organization and problem-solving in their DNA. This helps a lot at work.

What prevents women, even today, from rising to top management, to overcome the “glass ceiling” and the obstacles that stop the evolution of their career?
Women have just to break old stereotypes. Both those who have of themselves and those that others have of women.

Why in Italy, as in other European countries, have been issued laws to balance the presence of women and men driving companies?
To undermine this obsolete attitude that limits the growth of our country. I admire the presence of strong female models for example in international politics. Women who have established themselves with different roles like the German prime minister or the former American first lady, and who can be an example for many other women in Italy too.

“Give women appropriate opportunities and they can do everything” – said Oscar Wilde, what do you think?
I’m perfectly in agreement with it. I know very determined women who can combine determination with strong listening and collaboration skills. Men are more plagiarists, perhaps they have greater ability to form a group while women are more competitive towards other women but in the end, we are more productive and know how to run alone.

Businesswoman, mother, and wife. How do you manage to live these roles?  Structuring time to match everyone’s needs: work, husband, and children. We need a lot of organization, assisted by the help of technology. In this regard, I think of those little tricks that help me to better organize my day as the possibility of receiving the shopping directly at home and the use of the robot vacuum cleaner (she smiles, ed.).

What was the biggest challenge you faced in affirming your company?
The economic funding. Unfortunately, start-ups in Italy are not adequately evaluated and taken into consideration. Very few aid, almost unattainable. Very backward and confusing bureaucratic systems, difficult online accessibility, European and Regional calls for tender with little publicity. Let’s say that living in a country that does not believe in ideas does not help much.

The best choice you’ve made?
Telling my husband (Federico Peluso, ed.) about the project I had in mind.

Is there anything you would not want to relive your role as a leader?
The support of others is important to me. Finding someone who believes in our intuitions makes us stronger. Nothing is easy, there can be so many fabulous people and many others not. An episode that has morally destroyed me was the unfair behavior of one of my former collaborators because in that case there was a strong emotional bond. Had it not been for this last aspect, that episode would have been simply one of the many questions to be solved.

Based on which criteria do you select the team of people you work with?Professionalism and will to make things happen. I believe that in Italy people are convinced that work is not there and therefore they are discouraged at the start. It’s certainly not easy but when you want to make things happen, ideas come to life.

What makes your company unique?
Innovation. In football, there is not a dedicated social network, a product of this kind.

Where do you want to bring Soccerpass? What is the strategic evolution?Develop abroad and at the same time develop in the events sector to give greater tangibility to the digital platform and promote situations of meeting between companies, consumers, and the media. A nice project for 2018. We’ll see how things will go!

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