No as an answer (Il fronte del No)

English version follows

Fra le tante cose che dovrei imparare dai miei figli c’è la loro irrefrenabile tendenza a dire di No.

No è la risposta più comune, pronunciata spesso all’unisono, di fronte alle mie richieste di genitore. Il meccanismo è semplice: i bambini sanno cos’è importante per loro in quel momento e ciò che chiedo li distoglie dalle loro priorità. Dopotutto il tempo è una risorsa limitata e ognuno di noi ha a disposizione solo 24 ore al giorno. Una volta usato, quel tempo non possiamo più recuperarlo. Spesso però quando aiutiamo gli altri a smarcare la loro “to do list” non investiamo nelle nostre priorità.

dubbio

Perché è così difficile dire di No? Perché può dar luogo ad emozioni negative, ci fa sentire colpevoli, temiamo di sembrare egoisti, pigri, di non voler impegnarci in un lavoro. Essere sempre disponibili, al contrario, è fonte di gratificazione, ci sentiamo utili se non addirittura indispensabili.

Quando diciamo Sì a qualcuno però assicuriamoci di non dire No a noi stessi. Proviamo a chiederci: Quali sono i miei obiettivi di oggi? Come voglio usare il mio tempo ed indirizzare le mie energie? Come si pone ciò che mi viene richiesto rispetto alla mia agenda?

So che non è facile dire di No, specialmente in contesti lavorativi. Spesso i nostri Sì sono legati alle aspettative degli altri. A volte, invece, vogliamo solo fare troppe cose allo stesso tempo.

Se è vero che un No detto al momento sbagliato può essere frainteso o venire percepito come un rifiuto che preclude le possibilità, è altrettanto vero che spesso una delle cose più sane che possiamo fare per la nostra vita è proprio dire di No.

Utilizziamo l’immaginazione per prefigurarci tre ipotetici scenari che potrebbero originarsi se oggi diciamo di No:

  • Qual è la cosa peggiore che può accadere?
  • Qual è la cosa migliore che può accadere
  • Qual è la cosa più probabile che può accadere?

Forse scopriremo che il mondo andrà avanti nonostante i nostri No. Scopriremo che non c’è bisogno di sacrificare la nostra identità per sentirci “accettati” e che quando troviamo la volontà di opporci a richieste non condivisibili per noi, non dobbiamo nemmeno alzare i toni per timore di non essere ascoltati.

Qui entra in gioco l’assertività, la capacità di sostenere la propria opinione e di esprimere ciò che pensiamo in modo trasparente ed efficace, senza prevaricare l’altro. A questo proposito segnalo un testo di Robert E. Alberti e Michael L.Emmons dal titolo “Your Perfect Right, a guide to assertive living” che ho trovato molto pratico. Perché un No ben motivato, magari accompagnato da un sorriso, ci fa star meglio con noi stessi e ci pone nelle condizioni di costruire relazioni più bilanciate e positive.

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English version below

NO as an answer

Among the many things I should learn from my kids there is their habit to say No.

No is the most common answer, uttered often in unison, to my requests. Simple: kids know what is important to them and what I ask distracts them from their priorities. After all, time is a finite resource and we have only 24 hours a day. Once used, we can no longer retrieve it. Often, however, when we help others to complete their “to do list” we don’t invest in our priorities.

Why is it so hard to say No? Because it can stir negative emotions making us feel guilty, selfish, lazy, disengaged. Being always available, on the opposite, is gratifying, making us feel useful or even indispensable.

When we answer Yes to others we should make sure we don’t say No to ourselves. I found these questions useful: what are my goals now? How do I use my time and direct my energies? What will be the consequences on my agenda if I answer yes to others?

I know it’s not easy to say No, especially at work. Often our Yes are tied to the expectations of others. Sometimes we just want to do too many things at the same time.

While it is true that a No said at the wrong time can be misunderstood or be perceived as a rejection, it is also true that often one of the healthiest things we can do for our lives is just answering No.

Use your imagination to suggests three hypothetical scenarios that could arise if today you say No:

  • What’s the worst thing that can happen?
  • What is the best thing that can happen?
  • What is the most probable thing that can happen?

Maybe we will discover that the world will go on despite our No. We will find that there is no need to sacrifice our identity to be “accepted” and that when we answer NO to requests, we should not even raise the tones for fear of not being heard.

It’s a matter of assertiveness, the ability to support our opinion and to express what we think transparently and effectively, without overpowering others. In this connection I report a text by Robert E. Alberti and Michael L. Emmons entitled “Your Perfect Right, a guide to assertive living” which I found very practical. A well-motivated No, perhaps together with smile, makes us feel better, more balanced and positive in building relationships.

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8 Replies to “No as an answer (Il fronte del No)”

  1. Articolo molto motivante! Sicuramente è più semplice battersi per un Si, piuttosto che per un No. Il Si ci toglie da situazioni scomode e ci fa apparire accomodanti e volenterosi, anche quando spesso la risposta corretta per noi stessi sarebbe diversa. Ritengo difficile e scomodo andare contro il volere di richieste altrui, specialmente in alcune fasi della vita, come il primo lavoro e quant’altro. L’Importante è mai annullarsi.
    Grazie coach.

    1. Mi trovo molto d’accordo con te Anna. Possiamo rispondere no e possiamo rispondere si, se lo vogliamo. Sapere che cos’e’ veramente importante per noi in un determinato momento puo’ aiutarci a trovare la risposta giusta.

  2. Questo articolo mi fa riflettere molto, ci penserò ancora di più prima di pronunciare un semplice SI rispetto a un NO

  3. Condivido in pieno. Dire no è difficile.
    Un sì ci può togliere momentaneamente dall’imbarazzo anche se è probabile che ne possa creare in futuro se non diamo seguito alle promesse mantenute.

  4. In ambito lavorativo il no tra colleghi è da sempre sinonimo di menefreghismo o cattiveria.
    Questi post regala la chiave per cambiare prospettiva. Cosa potrà mai accadere dopo un No? Nulla di catastrofico, anzi ne scaturirà semplicemente l’affermazione di ciò che siamo tenuti a svolgere e ciò in cui crediamo.

Tu cosa ne pensi